Cifrare la Biancheria

29 Agosto 2007 di Daniele Frulla


cifrare la biancheria

Un viaggio nel tempo per riscoprire l’Arte del Cifrare la Biancheria.

Come sappiamo il Ricamo è una delle più antiche forme d’arte applicata, è molto semplice da realizzare: bastano soltanto un ago e del filato di qualsiasi materiale sia vegetale che animale.
In passato, era molto importante che ogni ragazza ricamasse le iniziali del suo nome e cognome così come l’anno della realizzazione sui propri capi.

Con il passare degli anni il ricamare le proprie iniziali diventa un modello da perseguire. Le ragazze incideranno attraverso ago e filo le proprie iniziali sul corredo e cifreranno la loro biancheria. Questa pratica veniva tramandata non con l’inchiostro né con la penna, ma attraverso l’arte del ricamo.

Ricamare le proprie iniziali sulla biancheria per la casa è una tradizione molto antica e nasce dal bisogno di affermare la propria personalità e dal senso di proprietà.

I punti impiegati nella realizzazione di tale tipo di ricamo, che richiede appositi telaietti, sono sempre stati il punto raso, il punto pieno o passato, il cordoncino, il sabbia, i retini, bianco su bianco per le classi medio alte; in colorato punto croce per borghesia e popolo.

il ricamo in egitto

Andando indietro nel tempo ed esplorando il meraviglioso mondo egizio, scopriamo delle antichissime tuniche e bende di lino con delle iniziali ricamate appartenenti alle mummie egiziane.

Esistono degli esemplari, del Secolo XVI a.C., di cifre ricamate su biancheria in grosso filo bruno.

Se ci spostiamo in Europa o in America, attraverso gli imparaticci femminili, ecco i primi esercizi di ricami: un modo efficace per imparare oltre a ricamare le proprie iniziali anche l’alfabeto.

Non dimentichiamo inoltre i meravigliosi stemmi araldici, i paramenti liturgici come l’Iniziale di Maria o il monogramma del Cristo.

I fazzoletti di fidanzamento, arte che si afferma in tutta Europa, venivano scambiati tra i futuri sposi come simbolo di amore e di fedeltà.

I fazzoletti erano solitamente siglati con le iniziali dell’amato/a oppure con quelle di entrambi. Ricorderete tutti come un fazzoletto sia stato complice del destino di Desdemona e di Otello.

L’arte del cifrare attraverso il ricamo viene testimoniata dagli oggetti nuziali della Borgogna nel XV sec.

Anche i vestiti popolari venivano finemente firmati con ago e filo. Diversi erano i tessuti utilizzati come il lino e la seta, i filati d’oro e d’argento, venivano inserite borchie, smalti, perline, scaramazze.

Niente viene fatto per caso…

Nella vita pratica era davvero importante “possedere” i propri indumenti o biancherie con il proprio monogramma ben ricamato.

Anticamente, saper fare il bucato era un’ arte femminile molto laboriosa, non veniva praticata spesso poiché si cercava di  accumulare molti più capi possibili.

A Venezia  non disponendo di fonti d’acqua dolce si faceva addirittura il bucato soltanto un paio di volte all’anno.

Era necessario quindi possedere una vasta dote di biancheria per la casa e soprattutto degli indumenti che dovevano essere sempre puliti e candidi;  la biancheria sporca invece veniva  trasportata in terraferma presso le foci del fiume, con grandi imbarcazioni.

Ecco perchè era di fondamentale importanza  ricamare con le cifre (solitamente di lei)  la propria biancheria, facilitando così il riconoscimento.

In qualsiasi classe sociale sia la biancheria personale (camicie e mutandoni, le fasce neonatali) che quella per la casa (lenzuola, asciugamani, tovaglie, facenti parte del corredo portato in dote)  veniva siglata con le iniziali della sposa.

Tatticamente studiato e praticamente costatato, le donne usavano ricamare la loro dote con colori molto vivaci  come il rosso o il blu in maniera tale che durante il lavaggio la tela sottostante il ricamo assumeva il colore del filato e se qualche ladro sarebbe stato intenzionato a rubare un capo, scucendo magari le iniziali ricamate queste sarebbero rimaste leggibili nel tessuto.

Il lavaggio della biancheria avveniva in luoghi comuni:al fiume o presso appositi lavatoi o nei mastelli e tini delle “lissie”;  questi oltre ad essere dei luoghi dove risolvere accuratamente uno dei più importanti compiti femminili era anche un luogo dove le donne potevano trascorrere insieme parte della giornata scambiandosi idee, curiosità e pettegolezzi.

Non possiamo sottovalutare un altro compito anch’esso fondamentale che svolgono queste letterine perfettamente ricamate dalle abili donne! Lo studio, la ricerca e la progettazione delle cifre da ricamare rendendo originale, la grafica.

Col tempo la moda influirà molto sulla scelta dei disegni, dei tessuti e dei filati di qualsiasi capo. Troveremo quindi lettere e vocali con volute, ricci, cartigli rendendo sempre più prezioso il tessuto.

Si vennero a creare dei veri e propri mestieri dedicati alla progettazione di disegni personalizzati. Nascono i disegnatori per ricami e merletti che forniscono disegni diversificati di iniziali. Essi lasciano in eredità una immensa bibliografia specifica nel corso del 500 fino ad arrivare ai primi del 600.

Ricordiamo Pietro Paolo Tozzi che ci fornisce un modellarlo intitolato “ La Ghirlanda di sei vaghi fiori scelti da più famosi giardini d’Italia”, edito a Padova , nella libreria “del Gesù”, nel 1604.

Grazie alla diffusione della stampa nascono nell’800 le riviste femminili (nato nell’ultimo quarto del 600) sarà sempre più facile recuperare modelli di alfabeti da imitare, in seguito disegnati su carta di ogni tipo e per ogni occasione, su portafogli, astucci per occhiali.

L’industrializzazione invaderà il mercato e ricamare le iniziali diventerà sempre più una ripetizione in serie delle stesse. Niente di originale e personale quindi?

Nel XX secolo ricamare le “cifre”  è divenata una mania, gli stilisti non ne possono fare a meno.  Vengono proposte in qualsiasi dimensione, e spesso ricamate con filati di colore diverso rispetto al tessuto di base.

Fonte: www.arte-ricamo.eu 


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