Francobollo a Merletto – Un Dentello Tutto Trine

12 Giugno 2004 di Caterina Mezzapelle


Il primo francobollo in merletto al mondo è diventato realtà grazie alla realizzazione di un’azienda perugina. Composizione, ricamo, accoppiatura, fustellatura, spellicolatura, tracciatura e valorizzazione. Leggendole così queste parole, a tutto potrebbero far pensare tranne che alle fasi di realizzazione di un francobollo. Un francobollo italiano, per giunta. In genere quando si parla di carte valori postali, tutt’al più si possono sentir pronunciare termini come rotocalcografia, dentellatura, gommatura.

Ma stavolta proprio no, anzi di denti neppure l’ombra e sì che l’emissione in questione è di una di quelle destinate a lasciare segni “incisivi”. Il protagonista è infatti il francobollo in merletto, il primo del mondo, che Poste Italiane porta in scena il prossimo 8 ottobre per omologare un record nuovo di zecca: quello dell’originalità filatelica.

Se in questi ultimi anni le amministrazioni postali di mezzo mondo hanno fatto a gare per inventarsi i francobolli più strani o addirittura più improbabili, con materiali e tecniche di ogni tipo, la risposta dell’ingegno italiano parte dal merletto, un’arte tutta di casa nostra visto che è nata ad opera delle nobildonne veneziane secoli e secoli fa.

Dunque un’arte da celebrare nel migliore dei modi, affidandosi agli specialisti del settore sotto la supervisione e l’occhio vigile dell’ Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per rimanere entro gli stretti paletti della normativa italiana in fatto di valori postali.

Partendo un po’ dall’esperienza di quanto fatto in occasione del francobollo in seta, creato nel distretto serico di Como, Poste Italiane ha cominciato a guardarsi in giro e la scelta – non poteva essere diversamente – è caduta sul Gruppo Tessile Arnaldo Caprai S.p.A. di Foligno, in provincia di Perugia. Una scelta quasi dovuta, dato che da anni questa impresa umbra ha dalla sua una specializzazione ed una ricerca che non hanno eguali in Italia.

Arnaldo Caprai (originario del Piemonte ma da decenni attivo nel Folignate) ha messo insieme una collezione di ben ventunmila pezzi tra merletti, ricami ed affini, di varie epoche e provenienze, la cui destinazione sarà quella dell’allestimento museale. Almeno così la pensa anche il Ministero per i beni culturali che ha deciso di vincolarla, rendendola in tal modo un patrimonio da tutelare. Non solo, perché il Gruppo Tessile possiede al suo interno un Centro Studi e Ricerche per studiare la storia del tessile, la sua evoluzione, le sue caratteristiche tecniche e mettere insieme tutte quelle informazioni indispensabili anche per la moderna produzione. E qui i francobolli sono di casa, perché quelli che hanno come soggetto dei merletti sono finiti tutti nell’album di casa Caprai.

Ma di certo di “fare” un francobollo in merletto nello stabilimento di Foligno non si era mai parlato. Una vera e propria scommessa, perché chi si intende di francobolli può subito rendersi conto delle difficoltà tecniche da superare per realizzare un rettangolino di 48 per 40 millimetri ad uso postale. Ma la sfida è stata vinta e il primo francobollo in merletto al mondo è diventato realtà.

Il ricamo (42 per 34 millimetri) è realizzato con ventisei metri di cotone su un fondino azzurrino. Il soggetto rappresenta una piccola rosa tratta da una stola ottocentesca appartenuta alla Famiglia reale del Belgio ed ora finita nella Collezione Caprai. La rosa è tipica del “Point de Gaze“, un merletto tra i più famosi del XIX secolo. La stola è lunga circa due metri per novanta di centimetri di larghezza ed è già stata utilizzata, come fonte di ispirazione, per creare dei ricami donati dallo Stato italiano alle moglie dei presidenti e dei primi ministri presenti al G8 di Genova.

Ma cosa è avvenuto esattamente a Foligno? «Dopo l’approvazione del bozzetto», ci spiega Moreno Mocco che ha seguito per la Caprai tutti i passaggi operativi di questa operazione «i tecnici dello Styling Caprai, utilizzando tecniche Cad all’avanguardia, hanno preparato il disegno tecnico su cui un esperto puncher – vale a dire un programmatore della macchina da ricamo – ha eseguito tutta la sequenza dei punti di ricamo, tradotti in un file di dati comprensibile dalla macchina. A questo punto, ripetendo più volte il ricamo, è stato realizzato il foglio contenente i quindici francobolli».

E poi è scattata la fase dell’accoppiatura: «Dopo aver controllato il ricamo effettuato e tagliati i fili di troppo», prosegue Mocco «la fase di lavorazione seguente è consistita nel mettere insieme il tessuto ricamato, lo speciale film adesivo e la carta siliconata che ha la funzione di supportare il tutto.

Poi nell’Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, sono state effettuate le fasi di fustellatura, spellicolatura, tracciatura e valorizzazione del foglio da 15 francobolli». Operazione compiuta.
Adesso tocca ai collezionisti valorizzare questo insolito valore postale.


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